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 STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende)

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MessaggioTitolo: STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende)   STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende) Icon_minitimeVen 17 Gen 2014, 00:45

:-**  :-**  :-**  :-** 

  Per gli Alfisti che vogliono arricchire la propira cultura alfistica segnalo una bellissima pagina di Wikipedia
 che racconta in modo privo di "alone leggendario" le gesta del Marchio nella sua storia ultracentenaria.

 CLICCATE QUI !!!

Buona lettura !!!!  WOW 
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MessaggioTitolo: Re: STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende)   STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende) Icon_minitimeVen 17 Gen 2014, 12:47

Essere Alfisti, vuol dire essere appassionati del marchio Alfa.
Si può avere o non avere un'Alfa ....ma quello che si deve avere è la
conoscenza della storia di questo marchio.
La storia va però scissa dall'aura di mito e leggenda che il tempo apporta.
Ci sono frange di appassionati di Alfa Romeo, che usano le loro energie
per denigrare la Fiat accusandola di voler distruggere definitivamente il marchio milanese.
La casa torinese è un'azienda molto diversa nel DNA rispetto ad Alfa.
Ragiona col portafoglio. Ricordiamo però che lo scopo basilare di una azienda è proprio ragionare col portafoglio e fare profitto. Senza profitto l'azienda muore.
In Alfa le cose andavano diversamente perchè fino a prima dell'avvento Fiat, l'Alfa era di proprietà statale e quindi poteva disporre (finchè la politica ha voluto) di ripianamenti illimitati ai propri dissesti economici che sono stati una altalena costante nella sua storia.

Pertanto, dal mio punto di vista, prima di andare ad accanirsi sulle colpe che la Fiat può avere avuto in alcuni eventi nei confronti di Alfa, ci si deve chiedere quali sono le colpe, le mancanze e le negligenze dell'Alfa stessa, che l'hanno condotta per suo dolo, ad essere talmente in perdita, a dover essere venduta allo Stato alla Fiat.

IL VERO PROBLEMA NON E' L'ARRIVO DI FIAT NEL 1986.
QUELLO E' UNA CONSEGUENZA.
IL PROBLEMA E' NATO MOLTO PRIMA.

Le informazioni chiare sono nei libri di storia, quelli indipendenti.
E sono riassunte in una inceccepibile e lunghissima pagina di Wikipedia
che riporto qui di seguito nei suoi tratti essenziali che parlano dell'argomento
specifico.

Come assisto ai loro discorsi, e lascio i cosiddetti "puristi" nelle loro convinzioni,
pretendo qui dentro il massimo rispetto per questo modo di vedere le cose in modo meno "mistico", più realista, e privo di faziosità, ma pur sempre spinto da irruente passione che anzichè vedere un marchio come morto, lo vede sempre vivo, nonostante tutto, e anela nel rivederlo nella posizione che merita sia sui mercati che sulle piste.

Buona lettura.

---------------------------------------------------------------------------------

TRATTO DA "LA STORIA DELL'ALFA ROMEO".
Wikipedia (Bibliografia riscontrabile sul sito)

La crisi e l'avvento del gruppo Fiat

Il periodo compreso tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta fu caratterizzato dalla presenza, nella gamma Alfa Romeo, di modelli obsoleti e superati che non vennero sostituiti da vetture nuove all'altezza del prestigio del marchio. Inoltre, era carente anche la fattura dei modelli, che difettavano per l'assemblaggio poco curato e per la scarsa qualità dei materiali. Quest'ultima, in particolare, comportava anche problemi di arrugginimento al corpo vettura e ciò causò, tra l'altro, il peggioramento dell'immagine del marchio soprattutto in ambito internazionale. Nel frattempo, la crisi energetica che era nata negli anni settanta stava mitigando i suoi effetti inibitori nei confronti dell'economia e questo portò, tra le conseguenze, anche ad una più forte concorrenza da parte di case automobilistiche estere. Pertanto l'Alfa Romeo passò da una situazione caratterizzata dalla presenza di un solo concorrente principale - la Lancia - ad una nuova condizione che era contraddistinta dalla presenza di una forte e crescente concorrenza dei modelli dei marchi stranieri, che infatti avevano beneficiato dell'internazionalizzazione dei mercati avvenuta durante la crisi energetica. In questo contesto sfavorevole, la situazione dell'Alfa Romeo peggiorò quindi ulteriormente. Il primo provvedimento che fu preso dalla dirigenza dell'Alfa Romeo per fronteggiare la situazione fu quello di operare, all'inizio degli anni ottanta, un restyling dell'intera gamma con risultati discutibili. Questo aggiornamento, di conseguenza, non portò i benefici sperati.

Un avvenimento che migliorò temporaneamente la situazione fu il lancio, nel 1983, del nuovo modello che sostituì l'Alfasud, la 33. La 33 si basava sull'autotelaio e sulla meccanica del modello che rimpiazzò, ma presentava una carrozzeria dalle linee moderne. La 33 ebbe un ottimo riscontro commerciale e diede quindi un po' di respiro alle casse dell'azienda. Il successo fu anche decretato dalla versione 4x4 e da quella familiare; quest'ultima, in particolare, aiutò a sdoganare questo tipo di carrozzeria agli occhi degli italiani. Fino ad allora, infatti, le vetture familiari erano considerate solamente adatte ad essere utilizzate come veicoli da lavoro. Come conseguenza del lancio della 33 familiare, ed anche grazie all'omologa versione della Lancia Thema, gli italiani iniziarono ad apprezzare questo tipo di carrozzeria anche come auto per famiglie. Sempre nel 1983 prese vita il tentativo di joint-venture con la casa nipponica Nissan che portò alla messa in produzione dell'Arna: basata sul telaio della Nissan Cherry e dotata della meccanica della 33, l'Arna non ottenne però i frutti sperati poiché la potenziale clientela non riconobbe in questo modello i tratti caratteristici tipici delle vetture della casa del biscione, da cui il modello era infatti ben lontano, decretando quindi un clamoroso flop commerciale. Con questo modello, il prestigio dell'Alfa Romeo raggiunse probabilmente il livello minimo della sua storia.

A questo punto l'Alfa Romeo si trovò in una situazione in cui mancava la liquidità per rinnovare in modo radicale la gamma con la sostituzione dei modelli più vecchi, e quindi la dirigenza decise di lanciare sui mercati una nuova ammiraglia che si sarebbe dovuta basare sui modelli precedenti. La 90, questo il suo nome, debuttò sui mercati nel 1984 e sostituì sia l'Alfetta che l'Alfa 6. Fu dotata della meccanica del primo modello citato e di un moderno corpo vettura disegnato da Bertone. La nuova ammiraglia fu però offuscata, e poi affossata, da un altro nuovo modello che era basato sull'Alfetta, la 75. La 75, che sostituì la Giulietta nel 1985, traeva il nome dall'anniversario di fondazione dell'Alfa Romeo, che proprio quell'anno compiva 75 anni di attività, e fu l'ennesimo frutto della strategia di far derivare pesantemente i nuovi modelli da vetture precedenti. La 75 ebbe un buon successo sui mercati e fu il primo modello Alfa Romeo a montare il nuovo motore Twin Spark. Questo però non fu il primo propulsore della casa del biscione ad avere la doppia accensione che infatti debuttò, come già accennato, nel 1914 sulla Grand Prix. La 75 fu l'ultima berlina sportiva Alfa Romeo a trazione posteriore e venne offerta sui mercati con un'ampia gamma di motorizzazioni. Sul fronte delle competizioni, questi anni furono ricchi di soddisfazioni soprattutto grazie alla GTV 6, che si aggiudicò il Campionato Europeo Turismo nelle stagioni 1982, 1983, 1984, 1985. Sempre in riferimento alle gare, nel 1985, venne deciso di liquidare l'Autodelta; dall'anno successivo, infatti, le gare tornarono ad essere gestite dall'Alfa Corse, il cui nome era già stato associato, come sopra accennato, ad una struttura che si era occupata delle competizioni della casa automobilistica del biscione dal 1938 al 1940.

L'azienda, nonostante il lancio di modelli che ebbero poi un buon riscontro commerciale, aveva però ancora i conti in rosso. Questa situazione finanziaria era infatti principalmente dovuta agli alti costi di produzione; ad esempio, all'inizio degli anni ottanta, l'Alfa Romeo, per assemblare un'Alfetta, spendeva una cifra tripla rispetto al prezzo a cui il modello era poi venduto al pubblico. Con l'obiettivo di ridurre le perdite dell'IRI, il suo presidente, Romano Prodi, decise di vendere la casa automobilistica del biscione ad un gruppo privato. Nel 1986, dopo un'accesa battaglia con la Ford, il gruppo Fiat acquisì l'Alfa Romeo grazie all'intercessione di Prodi che impedì, non senza polemiche, l'acquisto da parte del citato gruppo automobilistico statunitense. Dopo l'acquisizione, la Fiat decise di accorpare l'Alfa Romeo ad un'altra azienda del gruppo, la Lancia, dando vita alla "Alfa-Lancia Industriale", alla cui presidenza venne nominato Vittorio Ghidella. Nel contempo, la nuova proprietà decise di ottimizzare la gamma delle vetture con l'uscita di scena dell'Arna e della 90 e con l'aggiornamento degli altri modelli rimasti in listino. Nel 1987 venne invece introdotta la 164, un'ammiraglia che impiegava lo stesso autotelaio utilizzato sulle Fiat Croma, Lancia Thema e SAAB 9000. Ciò fu possibile grazie ad un accordo che l'Alfa Romeo fece con i due gruppi automobilistici concorrenti prima dell'acquisto da parte della Fiat, il cui scopo era quello di contenere i costi di progettazione e sviluppo dei modelli. La 164 presentava però un disegno stilistico particolare che era opera di Pininfarina. Il modello rappresentò una pietra miliare nella storia della casa, dato che fu la prima ammiraglia Alfa Romeo a trazione anteriore. Nel frattempo, prima del lancio dei nuovi modelli che si sarebbero basati su pianali del gruppo Fiat, nel 1988 e nel 1989 vennero riviste, rispettivamente, la 75 e la 33. Sempre nel 1989 venne presentata una coupé in serie limitata che aveva lo scopo di rinverdire la fama sportiva dell'Alfa Romeo. Alla SZ, questo il suo nome, venne poi affiancata nel 1991 l'RZ, ossia la sua versione cabriolet. La SZ ebbe un primato: fu il primo modello Alfa Romeo interamente progettato e prodotto sotto la guida del gruppo Fiat.
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MessaggioTitolo: Re: STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende)   STORIA DELL'ALFA ROMEO (senza miti ne leggende) Icon_minitimeDom 19 Gen 2014, 16:03


Assolutamente d'accordo, conoscere la storia, vale anche x la vita quotidiana, è fondamentale,molto spesso si sparla perché NON si conoscono gli eventi che ci hanno preceduto  Sad 
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